L’Oblio – Performance di Julia Krahn

Concept: L’Oblio

“Ne me quitte pas”

La performance di Julia Krahn nasce come una ricerca sul senso dell’abbandono.
Lo conosciamo tutti dal momento della nascita, quando temiamo che la madre, andata via per un secondo, potrebbe non tornare più. In seguito ci accompagna in ogni cosa: nell’amore, nella gioventù, nella felicità, fino alla morte. La sensazione di voler fermare, cosa? Il momento, il tempo, l’emozione.
E’ un tentativo continuo di avere un attimo di sicurezza su quello che esiste, avere la certezza del mondo intorno a noi, di noi stessi.
Invece nulla é stabile, tutto si trasforma ed il tempo diventa passato nel momento presente stesso. In questa luce l’oblio rappresenta una ricerca tesa a fermare per un istante il non fermabile, un tentativo di saltare sopra e sotto i tempi per non esserne solo trascinati. L’oblio è anche la riflessione su quanto invece serve abbandonare il passato, i pensieri ed a volte noi stessi per poter andare avanti.

Julia Krahn ripercorre le memorie riportate sulla stampa di una delle cartoline che suo nonno ha inviato alla moglie nel corso di 10 anni di prigionia durante la guerra. Emerge il voler lottare contro l’oblio a favore della vita. La memoria della guerra tende però ad affievolirsi e rischia di entrare nell’oblio, mentre la storia si ripete.
L’artista legge in lingua originale e traduce al pubblico parte della lettera in italiano. Il testo è intervallato dal canto Ne me quitte pas (Jacques Brel). Potrebbe essere sua nonna che canta al marito, come un figlio che canta al padre, persone disperate che cantano ad un Dio in cui forse non credono più, e poi c’é l’artista che canta a se stessa.
Infine circonda alcune parole chiave con del color rosso. Quando le connette appare una grande Stella di David.

La performance si sviluppa su tre livelli, portando un’esperienza familiare al livello personale dell’artista, che la ripropone al pubblico, diventando così esperienza condivisa ed infine universale. Attraverso questa condivisione l’artista esorcizza il dolore e cerca una soluzione al senso dell’abbandono.

E’ come se l’artista cercasse di visitare L’isola dei morti di Böcklin per poi tornare senza paura. O per ritrovare chi, o cosa, ci ha abbandonato?



foto-credits: Matteo Valle e Mayra Troncoso



Julia Krahn nasce a Jülich e cresce ad Aquisgrana, in Germania. Per dedicarsi completamente alla fotografia nel 2000 lascia gli studi di medicina alla Albert Ludwig Universität di Friburgo e nel 2001 si trasferisce a Milano dove inizia la sua collaborazione con la Galleria Magrorocca.

Nel 2003 inaugura le sue prime personali Schatten e Von Gänsen und Elefanten a Milano. Seguono alcune collettive a Milano, Londra e Tokyo. Nel 2007 inaugura la personale The Creation Of Memory alla Galleria Magrorocca a Milano. Nel 2008 partecipa alla Biennale di Teheran e vince il secondo Premio San Fedele a Milano. Nel 2009 riceve la menzione speciale del Tequila Cuervo Centenario Award for Emerging artist – Zona Maco Art Fair 2009 a Città del Messico.

Nel 2010 espone alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, partecipa alla collettiva Mutter al Kulturzentrum bei den Minoriten a Graz ed infine inaugura la sua prima personale Ja, Ich Will ! presso Zirkumflex a Berlino. Con la sua personale Angelus Militans / Nunc Instantis a Milano inizia nel 2011 la collaborazione con Carlotta Testori Studio. Nel 2012 inaugura le sue personali Lilies and Linen presso Accart a Bolzano e Mother Loves You alla Voice Gallery di Marrakech. Sempre nel 2012 è stata selezionata fra i finalisti del Premio Combat. Nel 2013 viene esposta la sua mostra Leidenschaften/Passioni nella Stiftung St. Matthäus di Berlino e vediamo il suo lavoro esposto presso i Musei Civici Imola. Nel 2014 inaugura la sua mostra Trust Me a HdkK a Stoccarda e vince il primo premio 1003 – 100 artisti – 100 stanze a Sorrento, dove realizza l’installazione permanente Sirens.

Nel 2015 inaugura la sua personale It might have been a pigeon al Museo Diocesano di Milano, espone alla Fondazione Stelline di Milano ed al Museo Castelvecchio di Verona. Per questo ciclo di mostre pubblica The Last Supper – Julia Krahn. Sempre nel 2015 espone al Landesmuseum di Hannover nella mostra Madonna Woman-Mother-Idol ed al Lentos Kunstmuseum di Linz in occasione dell’esposizione Rabenmütter, oltre a tornare al Kultum di Graz nella mostra Reliqte Reloaded.

Nel 2016 inaugura il progetto SchönerHeit in Germania a Gottinga, Bremerhaven e Berlino e viene invitata alla mostra SEIN.ANTLITZ.KÖRER, oltre a realizzare NEEDS in collaborazione con il GrazMuseum e Akademie Graz. Il progetto si sta espandendo su piano europeo. Nel 2017 sono previsti mostre personali a Bolzano, a Massa, Amburgo, Gerusalemme e a Bad Wilsnack (residenza d’artista). SchönerHeit verrà esposta nell’occasione di Vulgata a Graz e Washington.


Ci spieghi in breve il significato o il messaggio che vuoi veicolare con il tuo progetto per ArtOnTime?

Il significato ed il messaggio di un’opera sono congiunti; un’opera deve suscitare nell’osservatore innanzitutto delle domande.
Il messaggio potrà essere recepito dai singoli fruitori in modi diversi. Le domande che mi pongo in questo progetto e che propongo con il lavoro l’oblio sono:

– Cosa rappresenta l’oblio nella vita di ognuno di noi?
– Esiste qualcosa di stabile o tutto é in continua trasformazione?
– Quali sono le ragioni per cui desideriamo fermare le cose?
– Quando serve dimenticare. Quando e quanto é importante invece il ricordo.
– Dove nasce il senso dell’abbandono?

Invito quindi ad una presa di coscienza circa il significato dell’oblio nelle vita di ciascuno.
Attraverso la lettura delle cartoline, inviate da mio nonno alla mia nonna nel corso di 10 anni di prigionia in guerra, emerge il suo voler  lottare contro l’oblio a favore della vita. La memoria della guerra tende però ad affievolirsi e rischia di entrare nell’oblio, mentre la storia si ripete. Canto infine Ne me quitte pas di Jacques Brel. Potrebbe essere mia nonna che canta per suo marito, ma sento anche il figlio che canta al padre, sento persone disperate che cantando ad un Dio, in cui forse non credono più, e poi ci sono io che canto a me stessa ed al futuro.

Perché hai deciso di partecipare al progetto?

La performance come forma d’espressione stà assumedo sempre più importanza nella mia ricerca pertanto aderisco con interesse all’invito per partecipare ad un progetto che si concentra su questa forma d’arte. Inoltre il tema proposto, ‘il tempo’, è congeniale alla mia ricerca che, da circa un’anno, ho già indirizzato in questo senso.

Quale pensi sia il futuro nelle relazioni tra artisti e collezionisti?

Non ho una idea precisa del futuro.
Sono però certa che si debba pensare a nuove forme di mecenatismo. Anche per questo apprezzo il progetto.

Pensi che il crowdfunding sia un modo per avvicinare le persone al mondo del collezionismo?

Mi auguro che possa esserlo.
Il crowdfunding apre il mercato al mondo dei social, alle realtà online, invita a partecipare ad un processo in sviluppo piuttosto che acquistare un’opera ultimata. Ciò potrebbe inoltre incoraggiare anche le nuove generazioni, dando la possibilità di acquistare opere di valori diversi.

La performance ha una relazione complessa con il mercato; cosa ne pensi e quale pensi sia una possibile evoluzione?

Attualmente l’ambito più idoneo alla performance è quello pubblico anche se in futuro potrebbe esserci una evoluzione.

La partecipazione dei mecenati alla performance stessa, come opzione, che significato ha per te?

La partecipazione diretta dei mecenati rappresenta per me una scommessa. Il coinvolgimento deve essere totale. Per anni ho lavorato completamente in solitudine. Nel corso del tempo però sono entrati a far parte del processo creativo i miei genitori e successivamente  altre persone meno familiari.

Alcuni anni fa ho iniziato ad interessarmi di video, filmando le mie ‘performance solitarie’ in studio per poi, nel 2015, inaugurare una mostra con la mia prima vera performance davanti ad un pubblico. Ora sarà infine il mecenate a diventare parte attiva dell’opera. Rovescio ancora una volta il rapporto soggetto/oggetto, come ho già operato con l’autoscatto –  dove sono io stessa a fotografare e a ad essere fotografata.

Ci dici qualcosa di più sui reward che hai pensato per i mecenati online?

Ci sono reward di diverso genere. L’opera principale fra gli reward è una collana in oro con la targa Ne me quitte pas (edizione 3+AP). Un pezzo pensato e realizzato in questa ricerca che sarà parte della performance stessa e che, come già ai tempi delle mie miniature, è un’opera che si può indossare come un gioiello. Per I ‘piccoli collezionisti’ offro un’edizione della stessa collana in ottone (edizione 12+AP). Propongo anche la mia ‘bacchetta magica’ come reward. La bacchetta mi guida attraverso l’intera performance. Con lei indico le parole sulla cartolina come se fosse un prolungamento della mia mano, mi tiene in equilibrio quando canto ed infine é lei a lasciare le tracce rosse che concludono la performance. Inoltre dò la possibilità ai mecenati di diventare parte della performance scattando una Polaroid in diretta. Così non solo possono intervenire, ma lasciano un segno proprio e si portano via la loro opera unica.

Il crowdfunding

Per i sostenitori del crowdfunding sono previste diverse tipologie di riconoscimenti e coinvolgimenti durante la performance a seconda del contributo donato.

L’opera principale fra gli reward è una collana in oro con la targa Ne me quitte pas (edizione 3+AP). Un pezzo pensato e realizzato in questa ricerca che fa parte della performance stessa. Un’opera che si può indossare come un gioiello. Per i ‘piccoli collezionisti’ esiste un’edizione della stessa collana in ottone (edizione 12+AP). Aquistabile é anche la ‘bacchetta magica’ dell’artista che l’accompagna attraverso l’intera performance. Con essa indica le parole sulla cartolina, si tiene in equilibrio quando canta e lascia le tracce rosse che concludono la performance.

Inoltre si da la possibilità ai mecenati di diventare parte della performance scattando una Polaroid in diretta. Così non solo possono intervenire, ma lasciano un segno proprio e si portano via la loro opera unica.

 

Andando a rovesciare il rapporto soggetto/oggetto tradizionale, potrà essere il mecenate spettatore a decidere, in un intimo rapporto di empatia con la performance, quando immortalare un momento emotivo importante.

Lo scatto avrà luogo solo grazie a chi sarà presente in quel momento partecipando alla performance. L’artista dona un’esperienza che si completa grazie a chi la osserva. In questo modo l’apporto del pubblico diventa parte fondante di ciò che rimane come traccia. La polaroid scattata sarà unicamente consegnata ai sostenitori del progetto.

Di seguito tutti i riconoscimenti previsti per i mecenati. Ogni sostenitore può scegliere una o più opzioni, contribuendo attivamente al finanziamento dell’opera e diventandone mecenate. Le somme donate andranno interamente e direttamente all’artista.

RICONOSCIMENTO DONAZIONE
1 Collana “ne me quitte pas” in ottone, firmata, edition 12 300€
2 Polaroid in diretta scattata dal mecenate, incorniciata e firmata 1700€
3 Collana in oro 18K “ne me quitte pas” , 3 + AP 3000€
4  Bacchetta usata dell’artista nella performance 3000€